Una domanda per Mario Draghi

Fare come la Federal reserve: era invocazione legittima, da rivolgere alla Banca centrale europea, fino all’anno scorso, due anni fa o addirittura già cinque anni fa. Oggi però Fed e Bce, cioè le Banche centrali di Stati Uniti e Unione europea, difficilmente potrebbero – pur volendolo – perseguire le stesse politiche. Perché, banalmente, America ed Europa sono in due situazioni economiche differenti. Ieri lo spiegava con chiarezza sulla Stampa Francesco Guerrera, caporedattore finanziario del Wall Street Journal.
18 AGO 20
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Fare come la Federal reserve: era invocazione legittima, da rivolgere alla Banca centrale europea, fino all’anno scorso, due anni fa o addirittura già cinque anni fa. Oggi però Fed e Bce, cioè le Banche centrali di Stati Uniti e Unione europea, difficilmente potrebbero – pur volendolo – perseguire le stesse politiche. Perché, banalmente, America ed Europa sono in due situazioni economiche differenti. Ieri lo spiegava con chiarezza sulla Stampa Francesco Guerrera, caporedattore finanziario del Wall Street Journal: l’economia statunitense infatti è “in purgatorio”, cioè cresce e crea posti di lavoro seppure non ai ritmi sperati da alcuni, mentre noi europei “siamo ancora all’inferno”, non creiamo ricchezza e distruggiamo posti di lavoro. Ora a Wall Street e in tutte le Borse mondiali la preoccupazione è una sola, e cioè che “per evitare bolle inflazionistiche” la Fed cominci a ritirare il suo generoso sostegno in termini di “moneta stampata” (per usare la formula con cui si descrive una serie di politiche monetarie espansive). La chiusura dei rubinetti non sarà improvvisa, si tratterà piuttosto di un calo graduale e lento dello stimolo, “tapering” in gergo finanziario. Ma tanto basta per allarmare i mercati, come vediamo dal saliscendi sui listini e sui Bond statali ripreso in questi giorni. Quel che è certo è che il governatore della Fed, Ben Bernanke, assieme ai suoi colleghi, valuterà il da farsi in base alle previsioni e agli indicatori economici a disposizione. Possiamo essere certi che lo stesso metodo sia seguito in Europa?
A giudicare dal contenzioso che si apre oggi davanti alla Corte costituzionale tedesca, dove avremo un azionista di maggioranza della Bce (la Bundesbank) che reciterà un’arringa contro la stessa Bce, è lecito pensare che altri fattori – tutti politici, se non moralistici – influiranno sulle scelte di Draghi. Sia chiaro: come illustrato ieri da Alessandro Penati su Repubblica, in un’inchiesta dedicata ad alcune imprese italiane “campioni nazionali di crescita”, e come osservato da Alberto Statera nella sua rubrica sullo stesso giornale, molti dei nostri problemi non sono dovuti a questa norma da cambiare o a quella cancelleria straniera troppo arcigna, ma alle carenze di una classe imprenditoriale quantomeno imbolsita. Tutto giusto. Ora però i nostri imprenditori hanno a che fare con problemi incurabili per via di una Banca centrale osteggiata dalla Germania avendo essa predisposto un piano di acquisto illimitato di Bond. Insomma, presidente Draghi, per ragioni di realpolitik tedesca saremo costretti a tirare i remi in barca anche prima di aver navigato per un po’ nel mare aperto e inesplorato della politica monetaria straordinaria?